domenica 7 ottobre 2018

Attila, la Luce, senza Dio


"Una lettera è un tale sconsolato nonnulla e una tale sconvolgente immensità." Attila Jozsef





Cosa significa questa frase? Che cosa vi evoca?

Avete mai usato la scrittura per esorcizzare paure, rancori o sentimenti ingombranti?

Avete mai tentato di comunicare con qualcuno attraverso una lettera dove trovare il coraggio di palesare il vostro sentire?

Nella vita ci viene insegnato a trovare nell'altro qualcosa di sbagliato o a trovarlo in noi stessi.

Scrivere, rileggere, riscrivere ci dona la possibilità di rivedere, riguardare, risentire con un successivo stato d'animo (postumo al momento in cui avevamo scritto) quello che appena dopo poche ore cambia di significato. E quasi tutto, se non tutto, scompare nel nulla.

Al punto che la maggior parte delle volte quel che abbiamo scritto finiamo per non spedirlo se è una lettera, cestinandola o lo seppelliamo in un vecchio diario se si tratta di una riflessione con noi stessi.

E forse in tutti noi c'è un piccolo "Attila distruttivo", notorio flagello di Dio, che vuole dare un taglio a ciò che va tagliato nella nostra vita, portando Luce su ciò che non riusciamo a comprendere senza un dialogo interno.

Un forma alternativa di preghiera con noi stessi in cui non preghiamo il nostro Dio nell'Alto dei cieli, ma colloquiamo con quella parte più intima di noi stessi, in cui in fondo è anche là che possiamo incontrare Dio?

Forse...da sperimentare!

NICOLETTA FERRONI, www.nicolettaferroni.it





venerdì 14 settembre 2018

Come avviene un trattamento Reiki Usui


Un trattamento Reiki di solito è in genere preceduto da un breve colloquio con l’operatore, il quale si informerà sull’intento per cui viene richiesto il Reiki e sullo stato di salute fisica generale.

Dopo il breve colloquio iniziale, viene chiesto di sdraiarsi, generalmente su un classico lettino da massaggio, rimanendo completamente vestiti, e togliendo solo le scarpe e oggetti (soprattutto metallici) quali occhiali, cinture, bracciali, orecchini, collane, orologio. Viene consigliato di rimanere ad occhi chiusi durante il trattamento, affinché sia facilitato il rilassamento e l'entrata in contatto con il proprio mondo interiore.

Il trattamento Reiki - che in casi di emergenza può essere praticato ovunque secondo la procedura veloce* - quando avviene tramite appuntamento in un centro Reiki viene praticato in un ambiente tranquillo, con luci soffuse (di solito lampade al sale e candele), un incenso che brucia profumando e purificando delicatamente l'aria, e per chi la desidera una musica rilassante di sottofondo.
 
 

Una volta che sarete sdraiati e rilassati, la persona che vi praticherà il trattamento Reiki si porrà dietro di voi all'altezza del vostro capo e rimarrà per alcuni secondi in silenzio con le mani appoggiate sul suo proprio cuore: definita centratura del cuore. Questa procedura costituisce l'avvio del trattamento e consente all’operatore di concentrarsi e al ricevente di distaccarsi dal quotidiano per entrare in contatto con il proprio sé.

Dopo la centratura sul cuore, il terapeuta vi passerà per tre volte le mani dal capo ai piedi senza neanche sfiorarvi: si tratta dello scanning dell'aura, per verificare lo stato energetico della persona.


 
Segue quindi il trattamento vero e proprio. Se l’operatore decide di procedere con un trattamento Reiki di primo livello - il più delicato, che agisce più superficialmente e si occupa del corpo fisico del paziente - inizierà ad appoggiare le mani sul vostro capo. Se deciderà invece di procedere ad un trattamento Reiki di secondo livello, ovvero ad un trattamento più profondo che agisce anche sul piano mentale-emozionale, in aria, o direttamente sulla testa, l’operatore (a seconda delle scuole di provenienza) traccerà altri simboli che convogliano energia. Un trattamento di Terzo livello prevede un'esecuzione con meno tempo, rispetto a un trattamento di primo e anche di secondo livello, grazie al potente simbolo del terzo livello.

Durante un trattamento Reiki 'classico', i punti che vengono 'toccati' (a volte le mani non verranno appoggiate direttamente sul corpo, ma a qualche millimetro da esso) sono generalmente i seguenti (in quest'ordine): parte superiore del cranio, occhi, orecchie, nuca, osso occipitale, tiroide e gola, cuore, stomaco, ombelico (due dita al di sotto), fianchi, ginocchia, caviglie, pianta dei piedi quando vi trovate a pancia in su. Viene chiesto poi, a bassa voce per non disturbare lo stato di rilassamento di voltarsi sulla pancia, e qui si procederà a trattare i seguenti punti: cervicale, polmoni, centro del busto, parte bassa della schiena, coccige, fianchi, retro delle ginocchia, caviglie e piedi. A seconda della scuola frequentata e del caso singolo che ha di fronte, l’operatore può aggiungere o togliere alcuni punti da trattare o modificare il percorso, ma il trattamento procederà sempre dal capo ai piedi e non viceversa.
 
 
Ad eccezione di alcune manovre di chiusura sulla colonna vertebrale, che possono essere compiute anche dal basso all'alto, come verrà descritto in un altro articolo che seguirà, un trattamento Reiki procede sempre dall'alto al basso, così come l'autotrattamento, che viene insegnato già nel primo livello.
 
 

A volte l’operatore decide di non optare per un trattamento classico e di praticare quella che viene definita riequilibrio dei chakra: trattamento di durata solitamente inferiore (circa 30 minuti contro i circa 60 del trattamento classico) che si può svolgere in più modi.

Il primo è un riequilibrio a 'specchio' per cui si procede ad equilibrare i chakra superiori con gli inferiori appoggiando
1)una mano sul cranio superiore e l'altra all'altezza del bacino (chakra 7 con chakra 1),
2)una mano sugli occhi e l'altra due dita sotto l'ombelico (chakra 6 con chakra 2),
3)una mano sulla tiroide e l'altra sullo stomaco (chakra 5 con chakra 3 o chakra dello stomaco)
4)tutte e due le mani sul cuore (chakra 4, il più importante).

Il secondo metodo di riequilibrio è per la risoluzione di un problema particolare, per cui il terapeuta metterà in comunicazione ciascun chakra col chakra in cui risiede il problema.
Facendo un esempio concreto: in caso di dolori mestruali, l’operatore manterrà una mano fissa sul chakra 2 anteriore, o  anche posteriore (posizione preferibile se i dolori mestruali sono in atto), e l'altra mano verrà invece spostata sugli altri chakra partendo sempre dall'alto e quindi dal settimo, e scendendo fino al primo.

(*Questi due metodi non sono da confondere con il trattamento veloce che in genere può essere anche eseguito in piedi o da seduti: ovvero ponendo entrambe le mani sul  chakra 7, successivamente una mano sul chakra 6 anteriore e l’altra sul chakra 6 posteriore, scendendo una mano sul quinto anteriore e l’altra sul quinto posteriore, quarto anteriore e quarto posteriore, terzo anteriore e posteriore, secondo anteriore e posteriore, per completare con una mano sul coccige e l’altra davanti al perineo a una distanza anche di 20 cm. Questo trattamento richiede al massimo 15 minuti.)
 
 

Il trattamento Reiki classico termina con l'accarezzamento dell'aura del corpo e anche dei capelli) procedura molto rilassante per chi la riceve. Ma anche con altre procedure più sofisticate, secondo il tipo di livello del trattamento.
 
 
 

Si può eventualmente anche ripetere lo scanning per verificare lo stato energetico dopo il trattamento rispetto a quando si è iniziato.


 
A fine trattamento si può rimanere sul lettino a riposare per qualche minuto oppure alzarsi, secondo se si è molto rilassati o energizzati. Così come prima del trattamento si è iniziato con un colloquio preliminare, si può concludere con un colloquio di condivisione di ciò che si è sperimentato durante la sessione di ricezione del Reiki, in cui l’operatore può condividere in che modo ha effettuato il trattamento.

A PRESTO PER SAPERE CHE COS'è IL REIKI!
IL REIKI DI TUTTO CIO' CHE E' (Gruppo di studio e pratica di Reiki) formato da:

Nicoletta FERRONI, Master Reiki Usui e Karuna
Alfonso GUIZZARDI, Master Reiki Usui e Karuna
Elisabetta GATTO, Master Reiki Usui e operatore Karuna
Gianluca BALDINI, Master Reiki Usui e operatore Karuna

venerdì 31 agosto 2018

La funzione sacra delle proiezioni



Quante volte ci è stato detto che tutto era frutto delle nostre proiezioni?

Quanto  volte ci siamo sentiti incastrati in schemi famigliari ricreati all'interno di contesti estranei alla nostra famiglia, ma in cui tentavamo di ritrovare quelle figure con cui avevamo lasciato qualcosa di irrisolto da risolvere?

Spessissimo e non poche volte potremmo esserci sentiti intrappolati e con una visione fuori fuoco di quello che ci stava accadendo, laddove siamo diventati consapevoli di che tipo di proiezione avevamo giocato.

Ma tutti almeno una volta abbiamo sentito anche un minimo di piacere nel sentire che amavamo qualcuno come abbiamo amato nostra madre, nostro padre, o un figlio o un fratello.

Chi non ha mai cercato qualcuno di simile a qualcun altro della famiglia d'origine?

Anni, ormai secoli, di psicanalisi potrebbero spiegarci perché funzioniamo così.

Ma può bastare? O meglio risolviamo qualcosa nel sapere che funzioniamo così per un insieme di motivazioni psicologiche?

E se invece cambiassimo prospettiva?

Se invece cominciassimo a chiederci che cosa ne ricava l'Anima in una incarnazione che proietta le proprie ferite d'amore su fantasmi incarnati che sono "veri" solo ai nostri occhi?

E se l'Anima ci stesse dicendo di proiettare quel bisogno di guarire quella ferita su quella persona, non solo per guarire una ferita materna, paterna, ma perché l'Anima vuole guarire quella relazione con quell'altra Anima che non è in un'incarnazione su cui proiettiamo, ma è un'incarnazione su cui fissiamo una proiezione per sanare ben altro tra la nostra e la sua Anima?

In altri termini: e se le proiezioni fossero solo dei piccoli trailer di film lungometraggi ben più vasti?

Non legami con vite passate, né presenti, né future. Né tantomeno karma, né dharma.

Ma ricerche interdimensionali dell' Anima intesa come esperienza dello Spirito in un corpo fisico che, essendo appunto fisico, non può non vivere di proiezioni, ma può certamente rilassarsi sapendo che anche le proiezioni sono un'illusione di separazione.

Che tutti ricercano per Amore, solo per Amore guarigioni invisibili in ciò che sembra visibile.

E allora si finisce per guarire forse la propria famiglia d'origine, ma sicuramente  sì la propria e forse altrui famiglia d'Anime.


Nicoletta Ferroni



martedì 14 agosto 2018

Saper sentire, senza "mentalizzare", le molecole di emozioni


Uno degli atteggiamenti più diffusi in un mondo di ambite certezze è la tendenza a cercare verità, soluzioni, generalizzazioni per saziare dubbi e domande senza risposta.
 
E la soluzione più facile può essere il ricorrere a citazioni altrui a cui aggrapparsi per individuare una strada da intraprendere per credere di credere qualcosa di certo.
 
Ma quanto ci interessa sentire nel profondo ciò a cui decidiamo di credere?
 
Quanto "sentiamo" nelle nostre cellule sensazioni, emozioni, sentimenti o quanto stiamo concettualizzando queste molecole di sensazioni, emozioni, sentimenti?
 
Che cosa accadrebbe se ci permettessimo di sentire fisicamente quello che stiamo vivendo, smettendo di anestetizzarci?
 
Considerando primarie queste 6 emozioni: paura, rabbia, gioia, tristezza, disgusto, sorpresa e composte emozioni come la vergogna, la colpa, l'invidia, la gelosia, molto spesso ricorriamo ad atteggiamenti di rifiuto verso gli altri, in primis verso noi stessi, per evitare (appunto) di sentire.
 
E in seconda battuta dopo il rifiuto ricorriamo al ri-sentimento, ovvero ci risentiamo, per non sentire che qualcosa in noi vuole essere sentita per essere riconosciuta e semplicemente accolta, riconosciuta, ancor prima di essere trasformata e integrata, ovvero resa integra all'interno dell'organismo in cui si è sviluppata.
 
La reazione comune per chi ricorre a una presa di coscienza artefatta è "mentalizzante" nel ricorrere a concetti astratti che incapsulano il sentire in cassetti in cui l'anima viene sequestrata senza via di scampo per la propria evoluzione.
 
Fallace come crescita? Non del tutto. Può comunque rappresentare un territorio intrigante da esplorare laddove chi lo esplora sia disposto prima o poi ad addentrarsi nei meandri dei propri pozzi interiori.
 
Purché la sete di conoscenza non nasconda la fame d'Amore!
 
 
 
Nicoletta Ferroni,

venerdì 8 giugno 2018

I Mendicanti d'Amore

 
In moltissime discipline, metodologie, tecniche del mondo olistico in cui siamo immersi, viene insegnato più o meno velocemente ad attingere a quella fonte inesauribile di Amore incondizionato, che, recitano in molti: "Ci appartiene per diritto di nascita."
Tuttavia spesso in base al modo in cui siamo stati amati, a quanto ci siamo sentiti amati, a come abbiamo amato, riportiamo nei confronti di questa fonte inesauribile di Amore incondizionato, atteggiamenti molto simili a quelli che abbiamo avuto nei confronti della tetta di nostra madre, se siamo stati allattati al seno o nei confronti del Biberon Sacro se ci è stata negato o strappato il caldo seno di mamma.
E la catena di divine milk addiction non si ferma a una prima generazione ma si perde nelle generazioni dei tempi a tante altre tette, a tanti altri capezzoli o surrogati antichi.
 
Cosa significa in termini pratico-comportamentali?
 
Potrebbe significare che molti addetti ai lavori credono che per risolvere antichi pattern ereditati e incistiti possa essere sufficiente attingere alla, pur vera, fonte di Amore incondizionato per smettere di sentire quel dolore di carenza da nutrimento di Amore che manca semplicemente perché manca la disponibilità a credere che quella tetta non c'è più - talvolta non c'è mai stata - e che non possiamo pretendere di ricrearla in quanto tetta eterna.
 
C'è piuttosto una soluzione o meglio un escamotage?
 
La fonte inesauribile di Amore Incondizionato non è una fonte a cui attingere fuori, ma al centro del torace, non a caso dove l'organo cuore dispensa sangue rinnovato e riceve sangue da purificare, grazie ai polmoni  attraverso cui ricevere ossigeno e lasciar fluire anidride carbonica.
 
Un luogo sacro il torace dove potersi connettere a quell'AMORE ETERNO da cui non si è mai abbandonati, semplicemente perché RESPIRO, ANIMA, SPIRITO sono etimologicamente in greco e in latino, la stessa cosa, la stessa casa a cui far ritorno dopo l'ultimo respiro e prima del primo respiro da cui proveniamo.

Ancor più microcosmicamente quella fonte inesauribile di Amore incondizionato giace all'interno del nucleo dei nostri atomi, nelle particelle subatomiche da cui segue la creazione di molecole, cellule, tessuti, organi, sistemi, apparati. E l'ATP prodotta attraverso la respirazione cellulare è la sostanza generatrice di questo Amore.

Più respiriamo più ne produciamo, più siamo vivi, senza più alcuna fame, meno che mai, fame d'Amore.
 
BUONA VITA  E BUON RESPIRO e BUON APPETITO D'AMORE!
 
Nicoletta Ferroni
 
 
 
 

martedì 8 maggio 2018

Passività e Possessività: due arti di trattenimento

PASS-ività e POSSess-ività
 
 
Quando una persona mostra possessività nei confronti di qualcosa o qualcuno la si può spesso e volentieri scambiare per una persona possessiva, ovvero attaccata a oggetti o persone di cui forse crede di non poter fare a meno.
 
Tuttavia si perde spesso di vista che la possessività nasce da un sentimento non solo di mancanza ma anche di passività.
 
 
Le persone passive difficilmente vengono scambiate per possessive. Piuttosto vengono considerate pigre, remissive, dispersive.
 
Eppure la passività genera attaccamento, stasi, lentezza e talvolta anche difficoltà ad aprirsi al nuovo.
 
Quando un'energia sotto forma di qualcuno o qualcosa rimane nella nostra vita, senza generare trasformazioni, necessariamente sviluppa attaccamenti a sintomi, situazioni, condizioni a cui ci ancoriamo e ci fermiamo, divenendo quindi possessivi perché passivi o passivi perché possessivi.
 
E tu, fermati un attimo a sentire cosa o chi stai trat-tenendo.
 
 
Quanta passività ti serve per trat-tenere quella persona, quella cosa, nella tua vita, mentre senti che per non tenerla più a te, con te, ti basterebbe solo una mossa proattiva?
 
Attenzione: non ho detto attiva, bensì pro-attiva!
 
Quanta possessività ti serve nel trat-tenerti a tener-la?
 
Cosa perderesti se smettessi di essere l'artista che sei in queste due arti di trattenimento?
 
Nulla, rispetto a quello che acquisiresti!
 
 
 
Estratti sul mio prossimo libro
Nicoletta Ferroni

martedì 10 aprile 2018

In onore di Attila József


IN ONORE DI UN GRANDE POETA
 

Nella primavera di due anni fa, esattamente in questo periodo, Nicoletta mi chiamò per dirmi che finalmente, dopo anni di ricerche, aveva avuto da un'amica l'ora di nascita di Attila Jozsef e, come primo passaggio, per chiedermi la redazione interpretativa del suo Tema di Nascita. La connessione profonda tra Nicoletta e questo famoso poeta ungherese che tanto aveva amato cercava adesso una modalità di emersione diversa, anche simbolicamente e tangibilmente espressa, e l'arrivo improvviso di questo nuovo dato relativo all'ora di nascita stava per aprire a Nicoletta degli scenari di conoscenza ed approfondimento ancora più intimi sulla vita di Attila e sul suo vissuto in termini di emozioni, paure e sfide.

 
Per chi non ne fosse a conoscenza, il Tema Natale, da un punto di vista esoterico, può considerarsi come la fotografia del progetto che un'anima sceglie prima di iniziare un nuovo viaggio nella nostra dimensione. Tale progetto è simbolicamente racchiuso nel Sole di nascita, punto di partenza e di arrivo del viaggio, e nella conoscenza e confidenza con le proprie funzioni psicologiche interiori, ognuna espressa dai Pianeti e dai loro dialoghi all'interno del Tema stesso, si tratta di uno strumento di consapevolezza molto prezioso.

 
Accettai allora di buon grado questo primo lavoro e, in rapida successione temporale, Nicoletta mi chiese anche di comparare il suo Tema con quello di Attila, di fare cioè ciò che in linguaggio astrologico si chiama sinastria. Mi sentivo emozionata, stavo studiando una connessione astrologica tra persone viventi in dimensioni diverse e rimasi subito meravigliata dalla scoperta di incredibili sincronicità di aspetti tra le due carte del cielo, esaminate individualmente.
 
Quando "sovrapposi" i due Temi, ciò che notai fu il fatto che, sia Nicoletta che Attila, attraverso le connessioni rilevabili , avevano tratto beneficio e guarigione in questo rapporto così particolare ed intimo; scrissi a Nicoletta come, attraverso il continuo lavoro interiore da lei svolto, Attila ricercasse guarigione alle dinamiche cui, purtroppo consapevolmente, aveva posto fine lasciando l'incarnazione in giovane età. Non avevo dubbi sul fatto che ci trovassimo di fronte ad un incontro gemellare, può essere possibile amarsi da due dimensioni diverse ed evolvere assieme? La risposta è Sì, Nicoletta e Attila ne sono testimoni.
 
Al tempo della mia analisi astrologica Nicoletta era in procinto di presenziare ad un evento a Padova, proprio in onore del compleanno di Attila, e sentiva di dover dire qualcosa di importante: era necessario prendere il coraggio di divulgare la particolarissima esperienza del suo Amore interdimensionale, un Amore non condizionato da spazi e tempi diversi, un Amore che ha portato tanta guarigione nelle vite di entrambi e, come dono più prezioso, ha portato a Nicoletta l'incontro con l'Uomo della sua vita, Alfonso.
 
"L'Amore supera le montagne", è una frase che tutti noi abbiamo sentito spesso, in riferimento al fatto che un vero Amore consente di superare ostacoli impensabili, ma ciò che non si è sentito così spesso è il fatto che "l'Amore passa attraverso le dimensioni", eppure è così. Un filo invisibile ci unisce, accordi d'anima si attivano, Nicoletta amò Attila proprio come fosse presente costantemente al suo fianco.
 
Poco tempo dopo questa esperienza, successe un fatto curioso: mio figlio mi consegnò dei documenti che mi appartenevano e che suo padre aveva trovato a casa sua; ciò mi sembrò alquanto singolare, sono molti anni che siamo divisi e gli chiesi subito di quali documenti si trattasse. Erano due antichi libretti di navigazione del mio nonnino paterno, talmente tanto antichi e sbiaditi, scritti a mano con bella grafia e sulla prima pagina, in evidenza, c'era scritta la data di nascita di nonno Stefano. Feci delle ricerche genealogiche al Comune per trovare delle notizie e, contestualmente, decisi di studiare approfonditamente i Temi Natali dei miei Antenati, trovando incredibili connessioni col mio.
Compresi allora intimamente la necessità di trasformare il mio lavoro con l'Astrologia in qualcosa di molto più specifico e focalizzato: l'Astrogenealogia, studiando le connessioni con i Temi dei nostri Predecessori e portando la mia particolare esperienza di vita in ambito familiare agli altri. Decisi di dedicarmi alla creazione della tecnica astrogenealogica, sulla quale oggi baso il mio lavoro di consulenza e di insegnamento.
 
Porto Gratitudine ad Attila perché, da una dimensione diversa, mi ha dato modo di poter comprendere ed intraprendere una via lavorativa in cui testimoniare alle persone che il Sistema familiare è tanto di più di ciò che vediamo, è Amore che si espande attraverso le dimensioni, è supporto evolutivo, crescita, collegamento tra epoche, mondi, spazi, tempi, esperienze diverse ma simili per arrivare alla guarigione, individuale e sistemica, e che tutti sperimentiamo questa esperienza tutti i giorni, pur senza che ciò sia visibile agli occhi ma dolcemente, semplicemente, palpabile dall'anima.

Rossana Strika
 
 
PER CONTATTARE ROSSANA:

https://rossanastrika.wordpress.com/

https://www.astrologiaimmaginale.com/


https://www.facebook.com/Astrologia-evolutiva-storico-genetica-di-Rossana-Strika-256167454720317/
 
                     FOTO DI ADA MANDIC, PAOLA FRAUSIN E ALFONSO GUIZZARDI
 
 
 
 




 
 

 
 

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