Il trauma della nascita era già stato intuito nel 1924 da Otto Rank6, che lo mise per la prima volta in correlazione con le angosce patite in epoche successive, come spiega nel suo libro Il trauma della na scita.7 Siamo alle origini di una ricerca che non fu accolta nell’am bito scientifico perché in contrasto con le scoperte scientifiche di Freud e che gli costò anche la collaborazione professionale con Freud stesso.
Nel 1974 Frédérick Leboyer, ginecologo e ostetrico francese, pri mario della Clinica Ostetrica dell’Università di Parigi, affrontò la nascita attraverso lo stato emotivo del bambino. Un’evoluzione pioneristica dal punto di vista della medicalizzazione del parto pra ticata in ogni ospedale occidentale.
Difensore del diritto della madre ad un “buon parto” e del bambino ad una “buona nascita”, sviluppò i princìpi per prevenire i condizionamenti possibili a seguito del trauma della nascita. Il parto, per essere dolce, aveva bisogno dei suoi tempi che non erano certamente quelli ospedalieri, bensì quelli naturali: la necessità di un ambiente silenzioso e in penom bra, sereno e caldo senza interferenze esterne per non disturbare il naturale processo ormonale.
Nadia Fileccia, p. 16-17

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